Quella della terracotta nel Rinascimento è la storia esemplare di una riscoperta. Tecnica fra le più usate nell'antichità, l'arte del plasmare l'argilla cadde in quasi completo disuso nel Medioevo, quando la si ritenne esclusiva e assai modesta prerogativa del vasaio, intento alla produzione di umili oggetti quotidiani.
Ma Plinio nella sua Naturalis Historia l'aveva detta madre di tutte le arti e ne aveva celebrato gli splendori, nonché puntualmente descritto la tecnica. In un'epoca in cui i più grandi artisti andavano appassionatamente in cerca di reperti archeologici, l'implulso al recupero di tale pratica non poteva non trovare seguito. Ne furono adepti i nomi più illustri della Firenze dell'inizio del Quattrocento, primi fra tutti, Filippo Brunelleschi, Lorenzo Ghiberti e Donatello.
In questo volume si presentano dieci opere fortemente esemplificative del grande seguito che la Terracotta ebbe fra Quattro e Cinquecento, illuminando le varie tipologie di soggetti che più vennero praticati, anche in relazione alle esigenze del culto privato: imponenti gruppi narranti il Compianto sul Cristo morto, patetiche immagini del Vir dolorum , altrettanto suggestive figure di santi, tranquillizanti immagini della Madonna col Bambino. Una vera e propria galleria dei più bei nomi del Rinascimento si apre di fronte al lettore: Matteo Civitali, il Torrigiano, Giovan Francesco Rustici, il Minelli e, insieme a loro, altri anonimi maestri di grande qualità. |
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